lunedì 20 novembre 2017

Alla Rocca di Angera

L'imponente maniero appare possente e inespugnabile, adagiato su una collina calcarea il cui fianco rivolto al lago risulta verticale e privo di vegetazione, e per il resto attorniato da un fitto bosco. Dal 1449 appartiene alla famiglia Borromeo eppure le sue massicce mura risalgono al XII secolo. Se guardandola dalla dirimpettaia rocca di Arona la si vede in tutta la propria grandiosità, da vicino l'occhio non riesce ad abbracciarla per intero e deve indugiare su ognuno dei cinque corpi di fabbrica che la compongono, costruiti in epoche diverse. Tra l'alta Torre Castellana e la tozza Torre di Giovanni Visconti del XIV secolo si sviluppa l'Ala Viscontea del XIII secolo con l'affrescata Sala della Giustizia. Chiudono il maniero l'Ala Scaligera e l'Ala dei Borromeo, ultima in ordine di tempo. 
Ci sentiamo infinitamente piccoli e indifesi sotto l'arco di accesso, mentre un senso di protezione ci avvolge una volta giunti nel cortile interno, dove sulla sinistra si è subito attratti dal grande torchio del 1600, secondo per dimensioni in Lombardia e molto simile nel funzionamento a quello conservato nell'Eremo di Santa Caterina del Sasso. A una delle estremità della grossa trave orizzontale s'incunea una vite di regolazione con quattro fori nei quali venivano inserite delle aste in legno che ne consentivano la rotazione. In tal modo la trave, poggiata su un'intelaiatura in legno nell'altro estremo, poteva abbassarsi e pigiare le uve, il cui succo era raccolto nella vasca in pietra.

Il grande torchio del 1600 

Panorama sul lago Maggiore della Rocca di Angera

Le sale della rocca accolgono dal 1988 il 
Museo della Bambolo e del Giocattolo. 


Il nucleo dell'esposizione è costituito dalle bambole collezionate dalla Principessa Bona Borromeo Arese, e per la loro quantità e qualità rappresentano una delle raccolte più importanti d'Europa. Ammirando i diversi materiali di cui si compongono: legno, cartapesta, cera e porcellana, insieme agli abiti e agli accessori, si compie un viaggio nella storia di questo oggetto tanto amato dalle bambine di ogni età (perché in fondo ognuna di noi conserva il suo lato fanciullesco), partendo dal 1750 fino ai giorni nostri. 


Tra loro vi sono pezzi ispirati alla cultura orientale e spiccano le meravigliose bambole francesi con la testa di pregiata e bianchissima porcellana biscuit e bocca chiusa. C'è spazio anche per i maschietti nell'area dedicata al Giocattolo. Ed ecco perciò comparire animali, fattorie, casette, macchine e treni in miniatura, poi ancora le creature fantastiche che popolano il mondo dei sogni e per concludere i primi automi. Insomma, in questo museo dei balocchi non manca proprio nulla, e se i nostri figli guardano con curiosità certi oggetti desiderando di diventare grandi in fretta, noi adulti siamo travolti dalla nostalgia e dall'irrealizzabile desiderio di tornare bambini. 




Guardando questi giocattoli si ritorna bambini

Una delle meravigliosi sale della Rocca

Lasciamo la malinconia all'interno, chiudendo per bene le pesanti porte in legno, e ci tuffiamo nel ricco Giardino medievale all'ombra della rocca. Qui le piante da frutto crescono assieme a quelle ornamentali e le specie esotiche si mischiano agli arbusti locali, non manca nemmeno un pozzo, e il tutto cresce in armonia su un praticello verde tagliato all'inglese.   


La possente rocca vista dai suoi giardini
Tratto dal diario 'le perle del lago Maggiore' pubblicato dalla rivista online Turisti per caso. 
Se volete leggere per intero il mio diario di viaggio dedicato alla breve vacanza tra l'eleganza delle isole del Verbano e dei suoi borghi più belli, l'intimità dell'eremo di Santa Caterina e il divertimento del Safari Park di Pombia, cliccate sul link della nota rivista online 'Turisti per caso': http://turistipercaso.it/lago-maggiore/77729/le-perle-del-lago-maggiore.html

Grazie a tutti coloro che hanno visitato il mio blog e hanno condiviso questo post. Un caloroso saluto da Amare, Viaggiare, Scrivere.