mercoledì 14 febbraio 2018

Santuario di San Girolamo e Castello dell'Innominato

Nel Santuario di San Girolamo
San Girolamo e l'Innominato: cosa hanno in comune questi due personaggi? D'istinto verrebbe da rispondere nulla, eppure nel piccolo centro di Vercurago in provincia di Lecco le loro vicende s'intrecciano, dando vita a luoghi di enorme fascino e sacralità.

A San Girolamo (1486-1537), proclamato santo nel 1767 e la cui esistenza misericordiosa è 
ricordata per l'aiuto ai poveri e soprattutto agli orfani, è stato eretto un santuario che ne custodisce le spoglie. Sorge al culmine di una larga scalinata, la quale pare sostenuta dalle abitazioni del borgo, strette attorno al proprio patrono e protettore. Dal basso del paese la basilica guarda verso l'alto, in direzione dello sperone di roccia calcarea dove resistono i ruderi di un antico maniero che lo scrittore Alessandro Manzoni nel romanzo 'I Promessi Sposi' ha immaginato la residenza dell'Innominato. Per tutta risposta i resti del castello, nella loro posizione predominante, sorvegliano arcigni il sacro complesso in una sorta di duello psicologico. 



Santuario di San Girolamo a Vercurago in provincia di Lecco

La rupe con il Castello dell'Innominato

Le tracce di un primo nucleo abitato risalgono al IX-V secolo a.c. ma è nel XII secolo che i documenti attestano la costruzione di un castello della famiglia Benaglio, poi passato ai Della Torre nel 1312 e successivamente trasformatosi in punto di confine tra il Ducato di Milano e la Repubblica di Venezia. Venne distrutto agli inizi del 1500 e proprio tra quelle rovine trovò rifugio San Girolamo, il quale ci ricavò un luogo di penitenza. Negli anni a venire i Padri somaschi, seguaci del Santo, acquistarono i terreni limitrofi e sottostanti la rupe per realizzarvi un Sacro Monte, ovvero un luogo dove vivere e pregare, e un percorso per raggiungerlo accompagnato da Cappelle per ricordare le opere caritatevoli di San Girolamo. 

La strada disseminata di Cappelle che sale al Sacromonte e al Castello dell'Innominato
Un Arco in pietra sancisce l'inizio di questo tracciato detto strada della Valletta che un tempo era solo un sentiero. Nel 1815 poi, dato il passaggio di un numero sempre maggiore di pellegrini, fu convertito dai Padri in un comodo selciato. Godersi il timido tepore di una giornata invernale calpestando quel mosaico di sassi baciati dal sole è davvero piacevole. Salendo si giunge a una piazzola scavata nella roccia abbellita da archi e su cui si allunga l'ombra della Chiesa della Risurrezione che cela la Cappella di San Girolamo, ovvero una grotta naturale identificata come antico eremo. Lì vicino una sorgente ricorda il miracolo del Santo di aver fatto sgorgare l'acqua dall'arida montagna per dissetare gli orfani.


Il Sacro Monte dedicato a San Girolamo







Il panorama dal Sacromonte verso il Santuario di San Girolamo

La ripidissima Scala Santa
Appena prima di accedere allo spiazzo, sulla destra s'inerpica spaventosamente irta, e  nel 
contempo spettacolare, la Scala Santa. 101 gradini terminati nel 1828 che, se percorsi in ginocchio pregando e meditando con fede la passione di Cristo, consentirebbero di meritare indulgenze. 
Il percorso continua verso la cima della rupe, spianando in un breve tratto per poi arrampicarsi alla fine in mezzo al bosco. Oltre i castagni e i rubini si apre una collina prativa con i resti del maniero. Da qui si domina il Lago di Garlate e la vista si allunga fino a Lecco e oltre, si osserva il lago di Como strozzarsi divenendo fiume e quindi tornare ad allargarsi mentre i monti chiudono l'orizzonte. Il panorama ricorda la suggestiva descrizione del Manzoni ne 'I Promessi Sposi' e l'Innominato, il personaggio da lui inventato dalla psicologia estremamente complessa in bilico tra il bene e il male, ispirato alla figura realmente esistita di Francesco Bernardino Visconti, vedeva tali meraviglie dalle finestre del proprio castello. Sotto di esso i bravi sorvegliavano l'accesso alle sue proprietà dal posto di guardia, l'osteria Malanotte.
In un certo senso la trasformazione subita nei secoli dalla rocca rispecchia quella dell'Innominato. Il maniero nato per difendere e guerreggiare  è diventato il luogo di redenzione per San Girolamo e per tutti coloro che hanno fede. L'Innominato, da cattivo si è trasformato in un uomo oppresso dalle proprie azioni malvagie con la volontà di espiazione, di allontanare ciò che era per rinascere una persona nuova.

Al Castello dell'Innominato



La vista spettacolare dal castello dell'Innominato
Per rendere ancor più piacevole la scoperta del luogo è possibile allietare il palato con i piatti della Trattoria la Rocca, eredi Viganò Gustavo. L'ambiente famigliare scaldato d'inverno dal fuoco del camino con le grandi vetrate sul giardino rendono ancora più gradevole la sosta. Le porzioni sono abbondanti e il rapporto qualità prezzo davvero buono, così come i primi e i secondi che abbiamo gustato. Il dolce purtroppo è saltato...eravamo troppo sazi per assaggiarlo ma la prossima volta rimedieremo, fermandoci per la merenda.  

Grazie a tutti coloro che hanno visitato il mio blog e hanno condiviso questo post. Un caloroso saluto da Amare, Viaggiare, Scrivere.