mercoledì 10 gennaio 2018

L'Eremo di Santa Caterina del Sasso

Le parti più salienti di questo post sono state pubblicate nella rubrica #CattedralieDintorni nel meraviglioso e preparatissimo gruppo facebook di 'Thriller storici e Dintorni'. Chi volesse unirsi a noi è il benvenuto! Qui di seguito riporto la semplice ma intensa descrizione degli amministratori per farvi capire quali argomenti sono trattati fra i membri: 'Il Gruppo TSD è per chi ama la Storia in ogni sua sfaccettatura. Dai thriller ai romanzi, dai saggi alle biografie, nel gruppo si parla di ciò che ci appassiona di più: la Storia.' 

Ora seguitemi nell'Eremo...

Quando si giunge all'ampio parcheggio dell'EREMO DI SANTA CATERINA DEL SASSO, in località Leggiuno sul lago Maggiore, nulla lascia immaginare cosa si nasconde al termine dei 268 gradini di un percorso aggrappato alla parete verticale della scogliera che si getta nel lago. Volendo c'è anche un ascensore scavato nella roccia ma vale di certo la pena fare un po' di fatica e giungere all'ingresso dell'Eremo godendosi il bel panorama e la sensazione di avvicinamento all'acqua sopra cui veleggiano silenziose barche a vela e sfilano traghetti carichi di turisti stranieri venuti fin qui ad ammirare le nostre perle italiane. 
Dipinto nella Sala Capitolare
Ad accogliere i pellegrini oltre al calore del sole particolarmente avvolgente, vi sono i dipinti della Sala Capitolare, o meglio ciò che rimane delle pitture eseguite in vari periodi storici. Di notevole impatto sono l'affresco del 1493 di S. Eligio intento a guarire un cavallo e il quadro raffigurante la crocefissione di Cristo con la Maddalena inginocchiata tra Maria Vergine e San Giovanni Evangelista. Entrambi hanno subito un minuzioso lavoro di restauro il quale li ha riportati agli antichi splendori. All'esterno della sala il grosso tronco di noce sostenuto da traverse e perforato da una vite di 353 centimetri costituisce il vecchio torchio da uve e da olive risalente agli anni a cavallo del 1700. Ci ricorda la semplice vita di un tempo e conserva la fatica fisica di quei monaci che stagione dopo stagione producevano vino e olio per il proprio sostentamento. Queste zone erano ricche di vigneti e oliveti e le persone per sopravvivere coltivavano la terra, di certo generosa visto il clima da riviera e la dolcezza delle sue colline.



Dopo un romantico porticato impreziosito da archi e colonne con vista lago si giunge alla chiesa, cuore del luogo, stretta tra la roccia friabile e la tozza torre campanaria di 15 metri. A fondarla fu, stando alla leggenda, Alberto Besozzi poi diventato Beato. 


I romantici porticati dell'eremo





Secondo quanto tramandato di generazione in generazione il Besozzi apparteneva a una famiglia agiata ma l'avidità l'aveva spinto a praticare attività illecite come l'usura. Un giorno del 1170 mentre navigava sul Verbano insieme ad alcuni amici una tempesta lo travolse e, terrorizzato dal pensiero di non sopravvivere, invocò Santa Caterina d'Alessandria affinché lo miracolasse. Il miracolo avvenne e lui trovò rifugio sui massi dove ora sorge l'eremo mentre tutti gli altri membri dell'equipaggio perirono. Grato di essersi salvato volle contraccambiare la grazia raddrizzando la propria vita e insieme alla moglie benestante, e molto devota, decise di vivere in povertà e in preghiera. La vicenda di Alberto Besozzi cominciò a diffondersi, il luogo divenne meta di pellegrinaggio e un santuario nacque e s'ingrandì nei secoli. La sua storia tuttavia non fu sempre felice. Appartenne ai Domenicani e poi ai Carmelitani, fu chiuso più volte e cadde in rovina, finché nel 1970 divenne proprietà della Provincia di Varese che lo restaurò. Adesso ci si può sedere in silenzio sui muretti del porticato ascoltando il fluttuare delle onde contro la roccia mentre si guarda sfilare lenta una canoa, e trascorrere così qualche istante di raccoglimento.




Torniamo a parlare della chiesa, preceduta da un porticato rinascimentale e frutto dell'unione di tre cappelle costruite in epoche diverse. Per tale motivo l'aspetto è unico, articolato su una navata centrale e solo una più piccola laterale, eppure in grado di fondere fra loro i vari edifici sacri. Sul fondo sorge il Sacello di Santa Cristina, la parte più antica risalente al XII secolo che riproduce il sepolcro della Santa sul Monte Sinai, poi si trova la Cappella di Santa Maria Nova e infine quella di San Nicolao, patrono dei navigatori, costruita nel 1300. Gli affreschi sono vari e articolati, più e meno conservati, e testimoniano differenti epoche di realizzazione. 


Dipinti nella chiesa
Curioso sapere la vicenda della piccola Cappella dei Sassi chiamata così perché nel 1700 alcune grosse pietre si staccarono dalla friabile parete di roccia verticale e caddero sulla sua volta rimanendovi incastrati fino al 1910, quando precipitarono sul pavimento senza arrecare danni o feriti: un altro miracolo.
La chiesa custodisce quello che per secoli è stato il vero motivo del pellegrinaggio, ovvero il corpo del Beato Alberto Besozzi ancora ben conservato in una teca.
La visita dell'Eremo si è rivelata una gioia per gli occhi, grazie all'amenità del luogo, per l'anima, se si crede se ne avverte la sacralità, e la mente, per via della storia del sito.        
Per tutte le informazioni sull'Eremo consultate il sito internet al link: http://www.santacaterinadelsasso.com/ 


La salma del Beato Alberto Besozzi
Tratto dal diario 'le perle del lago Maggiore' pubblicato dalla rivista online Turisti per caso. 
Se volete leggere per intero il mio diario di viaggio dedicato alla breve vacanza tra l'eleganza delle isole del Verbano e dei suoi borghi più belli, l'intimità dell'eremo di Santa Caterina e il divertimento del Safari Park di Pombia, cliccate sul link della nota rivista online 'Turisti per caso': http://turistipercaso.it/lago-maggiore/77729/le-perle-del-lago-maggiore.html

Grazie a tutti coloro che hanno visitato il mio blog e hanno condiviso questo post. Un caloroso saluto da Amare, Viaggiare, Scrivere.